• ICI “prima casa” spettante anche senza la residenza anagrafica

    Informazione Fiscale Aug 1, 2021 | 08:00 am

    ICI “prima casa” spettante anche senza la residenza anagrafica

    Agevolazione ICI prima casa: se ne ha diritto anche in caso di residenza anagrafica in un comune diverso da quello in cui si trova l'abitazione principale, l'unità immobiliare dove il contribuente e i suoi familiari dimorano abitualmente. A chiarirlo è l'Ordinanza della Corte di Cassazione numero 20686 del 2021.

    L’agevolazione ICI prima casa spetta anche se il contribuente ha la residenza anagrafica in comune diverso da quello in cui è ubicata l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

    Infatti, per abitazione principale deve intendersi quella in cui il contribuente e i suoi familiari dimorano abitualmente, a prescindere dal dato formale della residenza anagrafica e facendo riferimento al dato fattuale dell’effettiva dimora del nucleo familiare.

    Questo il contenuto dell’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 20686 del 19 luglio 2021.

    Corte di Cassazione - Ordinanza numero 20686 del 20 luglio 2021
    Il testo dell’Ordinanza della Corte di Cassazione numero 20686 del 20 luglio 2021.

    La sentenza – La controversia ha per oggetto l’impugnazione da parte del contribuente dell’avviso di accertamento ICI con cui il Comune aveva applicato una maggiore imposta per il mancato riconoscimento dell’aliquota agevolata con riguardo all’immobile di proprietà del contribuente, presso il quale il contribuente dimorava abitualmente ma in cui non aveva trasferito la residenza anagrafica.

    Il ricorso è stato accolto dalla CTP ma la CTR ha ribaltato il giudizio, confermando la tesi del Comune dove l’immobile agevolata è localizzato.

    Avverso tale decisione il proprietario dell’immobile ha proposto ricorso per cassazione, denunciando violazione dell’art. 8, comma 2, D.Lgs. n. 504/1992, per aver la CTR erroneamente affermato che, per l’applicazione dell’aliquota agevolata, fosse necessario il trasferimento della residenza anagrafica nell’immobile oggetto di tassazione.

    I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno ritenuto fondato il motivo di doglianza alla luce dell’orientamento consolidato per cui “l’agevolazione prevista per l’immobile adibito ad abitazione principale non può essere negata [...] per la divergenza tra il luogo indicato e la residenza anagrafica del contribuente” (cfr. Cass. nn. 13062/2017, 12299/2017, 13151/2010).

    In effetti la definizione contenuta nell’art. 8, comma 2, del d. Igs. n. 504/1992, secondo cui per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente, “prescinde — con evidenza — dal dato formale della residenza anagrafica, e attiene, invece, al dato fattuale dell’effettiva dimora del nucleo familiare del contribuente.

    Tale principio è avvalorato dalla lettera della norma che lega l’agevolazione alla condizione che l’immobile sia adibito ad abitazione principale del soggetto passivo, “intendendosi per tale, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica” (modifica introdotta dalla legge n. 296/2006).

    Il legislatore, infatti, nell’introdurre la presunzione iuris tantum della coincidenza tra il comune della residenza anagrafica del contribuente e la localizzazione dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, ha riaffermato il principio che, ai fini della detrazione, l’abitazione principale non è necessariamente determinata dalla residenza anagrafica del contribuente, il quale ha l’onere di fornire prova contraria.

    Di conseguenza, in tema di detrazione per l’abitazione principale dall’IC, in base all’art. 8, comma 2, del d. Igs. 30 dicembre 1992, n. 504, il beneficio spetta anche se il contribuente ha la residenza anagrafica in comune diverso da quello in cui è ubicata l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

    Il giudice di merito non si attenuto a tale principio quando ha affermato che l’elemento qualificante la spettanza del beneficio fosse il dato anagrafico della residenza e non quello fattuale dell’effettiva dimora del nucleo familiare.

    Da qui la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale in diversa composizione per la pronuncia anche sulle spese del giudizio di legittimità.

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  • Dati ISA, gli avvisi sulle anomalie: errori dei contribuenti o dell’Agenzia delle Entrate?

    Informazione Fiscale Jul 31, 2021 | 19:18 pm

    Dati ISA, gli avvisi sulle anomalie: errori dei contribuenti o dell’Agenzia delle Entrate?

    Dati ISA, gli avvisi sulle anomalie: errori dei contribuenti o dell'Agenzia delle Entrate? Sono in arrivo in questi giorni lettere per procedere con le correzioni sul triennio 2017-2019, ma ci sono casi in cui l'Amministrazione finanziaria segnala incongruenze inesistenti.

    Dati ISA, sono in arrivo gli avvisi sulle anomalie: ma gli errori segnalati sono sempre dei contribuenti? Ci sono casi in cui le incongruenze evidenziate sono frutto della disattenzione dell’Agenzia delle Entrate.

    Le lettere in arrivo riguardano gli anni 2017, 2018 e 2019 e sono state annunciate dal provvedimento del 20 luglio 2021 che riporta anche le indicazioni sulle modalità di correzioni. A disposizione dei contribuenti un software ad hoc.

    Dati ISA, gli avvisi sulle anomalie: un software dell’Agenzia delle Entrate per correggere gli errori

    Come annunciato, l’Amministrazione finanziaria ha avviato un dialogo con i contribuenti per dare la possibilità ai soggetti interessati di intervenire su eventuali anomalie dei dati ISA presentati negli scorsi anni.

    Una volta riscontrata l’irregolarità, l’Agenzia delle Entrate invia una lettera di segnalazione con l’invito a tenerne conto per le prossime comunicazioni e a mettersi in regola con lo strumento del ravvedimento operoso.

    Proprio per permettere l’intervento sulle informazioni degli studi di settore e degli ISA degli scorsi anni, è stato messo a punto il software Comunicazioni anomalie 2021, utile a dare riscontro rispetto alle irregolarità segnalate.

    In particolare è possibile inviare due tipi di comunicazioni:

    • segnalazione di imprecisioni ed errori riscontrati nei dati riportati nella comunicazione di anomalia;
    • indicazione delle motivazioni che hanno determinato l’anomalia riscontrata e altri dettagli rilevanti per l’Amministrazione finanziaria.

    Per l’invio telematico delle comunicazioni è necessario essere in possesso del canonico Pincode da utilizzare per usare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o avere l’autorizzazione per accedere al servizio Entratel.

    Con questa operazione, “renderà un servizio importante al progresso del nostro sistema fiscale, di cui Le saremo grati”, si legge nelle lettere.

    Dati ISA, gli avvisi sulle anomalie: errori dei contribuenti o dell’Agenzia delle Entrate?

    Da questo meccanismo di dialogo e collaborazione innescato dall’Agenzia delle Entrate, però, emergono dei limiti che, al contrario, minano il rapporto di fiducia reciproca che dovrebbe costruirsi.

    È il caso di un contribuente che, nella giornata del 30 luglio 2021, ha ricevuto una lettera con una segnalazione di anomalie sui dati ISA.

    Tralasciando il tempismo poco felice dell’invio, nel venerdì che precede la sospensione feriale, il testo della comunicazione riporta all’attenzione una irregolarità inesistente.

    “Nell’ambito di un dialogo sempre più trasparente e tempestivo, La informiamo che abbiamo riscontrato una possibile anomalia nei suoi adempimenti dichiarativi relativi all’applicazione degli ISA”.

    Agenzia delle Entrate - Lettera del 30 luglio 2021 per la correzione dei dati ISA del triennio 2017-2019
    Il testo integrale della comunicazione inviata dall’Agenzia delle Entrate.

    La parola “possibile” è la chiave della comunicazione ricevuta dal contribuente perché nei fatti non esistono correzioni o integrazioni da apportare sui dati inviati in precedenza.

    E infatti, la “mancata corrispondenza tra gli altri proventi e componenti positivi dichiarati nel modello ISA e i canoni di locazione immobiliare risultanti nel modello RLI” esiste, ma non determina una anomalia.

    Ciò in quanto il contribuente in oggetto è titolare di partita IVA e di conseguenza è tenuto a compilare il quadro F - Rigo F05 del prospetto Dati Contabili del modello ISA 2021. Ma non è tenuto a dichiarare nello stesso contesto gli eventuali redditi da fabbricati conseguiti a titolo personale su un eventuale immobile di proprietà concesso in affitto.

    Gli immobili posseduti e concessi in affitto dal contribuente a titolo personale, infatti, vengono inseriti nel quadro RB del modello Redditi Persone Fisiche o del modello 730 e non hanno alcun impatto sugli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale.

    Una richiesta così inadeguata da parte dell’Agenzia delle Entrate vanifica le intenzioni di dialogo e collaborazione alla base del meccanismo innescato, determina una dispersione di tempo da entrambe le parti ed erode la fiducia.

    La speranza è che si tratti di un caso isolato.

    Anche perché se per ogni contribuente che possiede immobili dati in affitto, un numero di certo non esiguo, partirà questo tipo di comunicazione si potrebbero verificare inutili allarmismi tra i contribuenti.

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  • Sorveglianza sanitaria eccezionale, richieste di visita medica INAIL fino al 31 dicembre

    Informazione Fiscale Jul 31, 2021 | 17:34 pm

    Sorveglianza sanitaria eccezionale, richieste di visita medica INAIL fino al 31 dicembre

    Sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori fragili: per le aziende che non sono tenute alla nomina del medico competente, richieste di visita medica INAIL fino al 31 dicembre 2021, data di termine dello stato di emergenza Covid. Resta attivo, quindi, il servizio online messo a disposizione dall'Istituto.

    La sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori fragili segue i tempi dello stato di emergenza Covid: con la proroga al 31 dicembre 2021, viene confermata la possibilità di inoltrare all’INAIL la richiesta di visita medica e resta attivo il servizio online messo a disposizione dall’Istituto.

    Ad allungare i tempi di una serie di misure straordinarie adottate per far fronte all’emergenza coronavirus è stato l’articolo 6 del decreto legge 23 luglio 2021, n. 105 recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”.

    Si interviene ancora una volta sui tempi di applicazione delle disposizioni previste dall’articolo 83 del Decreto Rilancio che restano valide anche oltre il 31 luglio.

    Il testo stabilisce la necessità di assicurare “la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, anche da patologia COVID-19, o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o comunque da comorbilità che possono caratterizzare una maggiore rischiosità”.

    Sorveglianza sanitaria eccezionale, richieste di visita medica INAIL per i lavoratori fragili

    A confermare la possibilità di utilizzare il servizio online INAIL per le richieste di visita medica nell’ambito della sorveglianza sanitaria eccezionale è lo stesso Istituto con la notizia del 28 luglio 2021.

    Si conferma fino a fine anno la necessità di mettere in pratica gli “atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa”, così come definita dall’articolo 2 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro.

    Ancora fino alla scadenza del 31 dicembre 2021, tutti i datori di lavoro pubblici e privati che non sono tenuti alla nomina del medico competente hanno a disposizione due strade per garantire questa forma di tutela ai dipendenti:

    • nominarne un medico competente;
    • fare richiesta di visita medica per sorveglianza sanitaria dei lavoratori e delle lavoratrici fragili ai servizi territoriali dell’INAIL attraverso l’apposito servizio online.

    Non cambiano le istruzioni da seguire: bisogna continuare a far riferimento a quelle comunicate con la circolare n. 44 dell’11 dicembre 2020.

    INAIL - Circolare numero 44 dell’11 dicembre 2020
    Sorveglianza sanitaria dei lavoratori maggiormente a rischio in caso di contagio da virus SARS-CoV-2".

    Sorveglianza sanitaria eccezionale, richieste di visita medica INAIL fino al 31 dicembre

    Operativamente, mettere in atto un’attività di sorveglianza sanitaria eccezionale vuol dire sottoporre quei lavoratori e quelle lavoratrici che per malattie croniche, patologie oncologiche, con immunodepressione anche correlata a terapie salvavita in corso, o per co-morbilità, anche in relazione all’età corrono un rischio più alto in caso di eventuale contagio Covid.

    Obiettivo? Individuare l’eventuale fragilità del lavoratore, ovvero se si trova in uno stato di salute che potrebbe determinare, in caso di infezione, un esito più grave.

    I datori di lavoro, di aziende pubbliche e private, che non sono tenuti alla nomina di un medico competente hanno la possibilità di procedere con la richiesta della visita medica direttamente online sul portale INAIL a cui è possibile accedere tramite le credenziali che seguono:

    • SPID;
    • INPS;
    • Carta nazionale dei servizi (Cns);
    • INAIL, presentando domanda presso le sedi territoriali.

    Dopo aver ricevuto la richiesta dal datore di lavoro, o da un suo delegato, l’INAIL individua il medico della sede territoriale più vicina al domicilio del lavoratore.

    Se dalla visita medica emerge una condizione di fragilità, vengono fornite le istruzioni per adottare soluzioni capaci di tutelare la salute del lavoratore o della lavoratrice e per fronteggiare il rischio da coronavirus.

    In caso di impossibilità di procedere con soluzioni alternative per lo svolgimento delle attività, viene formulato un giudizio di non idoneità temporanea.

    Sul portale, infine, si legge:

    “Successivamente all’invio del giudizio di idoneità, il datore di lavoro riceve una comunicazione con l’avviso di emissione della relativa fattura in esenzione da iva per il pagamento della prestazione effettuata. Con decreto interministeriale del 23 luglio 2020 la tariffa dovuta all’Inail per singola prestazione effettuata è stata fissata in € 50,85”.

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